Mi racconto
  • 17 gennaio 2014
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Mi racconto

Dopo avere suonato con i “Raminghetti” band di ragazzini che incise due singoli di discreto successo, all’età di 14 anni, andai a suonare con una band di ragazzi adulti, denominata “Tempus Fugit”.

Evidentemente io ero l’unico ragazzino in quella band, ma a quell’epoca ero un hammondista furioso che portava con se anche un pianoforte verticale amplificato, un piano Rhodes oltre ad un Mini Moog e un piano Hohner.

Una sera, di  domenica, suonavamo a Martinengo, provincia di Bergama e alla fine della serata, si avvicinò un signore alto e distinto, accompagnato da una bellissima signora e disse di volermi parlare, perché aveva da propormi di suonare con una band che di lì a poco lui avrebbe formato.

Io gli risposi che avrebbe dovuto parlare con mio padre per questo e quindi su due piedi lui decise di venire a casa mia quella stessa notte per parlare al mio genitore.

Il viaggio lo feci nel furgone del complesso che attraverso la nebbia fitta di quella notte arrivò di lì ad un ora a Dalmine, lasciandomi davanti al cancello di casa mia.

Scesi e suonai per farmi aprire da mia madre che mi aspettava ad ogni ora della notte e lì in quel momento, neppure ricordavo di essere stato seguito dall’auto di quei signori, avendo dormito durante tutto il viaggio di ritorno .

Mi sentii chiamare e subito ricordai del fatto.

Invitai i signori ad entrare a casa mia e facendoli accomodare in soggiorno andai a svegliare mio padre, che amorevole come solo lui sapeva essere, si alzò e andò a ricevere quelle cortesi persone che così tanto si erano scomodate per venire a parlare a lui di me.

Io salutai e morto dal sonno andai a letto, visto che erano già le tre di notte e di lì a poco sarebbe suonata la sveglia e quindi sarei dovuto andare a scuola.

Al ritorno dalle lezioni, seduto a tavola, mentre pranzavamo, chiesi a mio padre di chi fosse quel signore che aveva fatto un così scomodo viaggio nella nebbia, durante la notte passata, per poter parlare con lui di me.

A quel punto, mio padre mi disse: Ma come, non lo hai riconosciuto? Quel signore è Gianni Dall’Aglio, il famoso batterista dei Ribelli e Dei Ragazzi della Via Gluck.

Così io risposi : DICI DAVVERO ???? Scusa,e che voleva da me ?

Mio padre rispose : Vorrebbe che tu andassi a far parte della sua band, essendo rimasto colpito dal tuo modo di suonare.

A quel punto,Io volli pensarci per un po’, ma qualche giorno dopo, non sentendomela di lasciare i miei compagni, che credevano così tanto in me, decisi di non accettare la proposta di questo grande musicista di quel tempo e di rimanere con i “Tempus Fugit”.

Gianni Dall’Aglio comunque parlò di me ai Daniel Sentacruz Ensemble, che si stavano formando in quel periodo e dalla EMI Italiana, fui chiamato, e di lì a poco entrai a far parte di quella band che scalò le classifiche di mezzo mondo con la famosissima canzone: “Soleado”.

Oggi voglio ringraziare Gianni Dall’Aglio, che neppure so se si ricorderà di questa storia, e desidero dire a quel gentile signore e grande batterista italiano, che lui cambiò per sempre il corso della mia vita artistica !

Bruno Santori