Da Gabriele a Eleonora

Da Gabriele a Eleonora

Ti  ricordo immenso,

in quel sorriso torbido,

certo di non piacere al canto,

ma compiacere alquanto. 

Lacustre sguardo è oltre,

a quello scosceso arborico.

Tu che di parole ora

sei monumento storico,

arreca accorto al manto

il tuo parlar Vittorico.

L’ora riporta a chi,

Mascheraio alla porta,

rimase in tua attesa lenta

per colpa di una sua triste sorta.

Allor  s’apprestava al vetro,

che addossato a piombo,

celava al tempo a stento,

quel suo ghignar dittorico.

Questo certo è il tempo,

che la successione è lorda

e tu giacché ‘canaro,

non puoi velar l’amaro,

in quel tuo amar profano,

dalle tue spalle accuse,

a non mostrar la Duse,

che ancora stringe in mano,

il tuo restar lontano.